IL SUO TITOLO è “FIGLI”

Subito dopo averlo finito ho preso il telefono e digitato questo messaggio:

“Amore scusami, ti amo”.

Ecco, non avevo un motivo particolare per chiedere scusa ad Antonello ma nel turbinio di questi giorni, di questi mesi, di questi anni sento sempre la sensazione di perdere qualcosa.

Perdere ciò che siamo stati e che naturalmente non saremo più 

(sarebbe del resto irreale sperare di mantenere lo spirito che avevamo quando ci siamo conosciuti, senza tenere conto della continua evoluzione alla quale siamo da anni soggetti).

Il film affronta un tema molto delicato: la genitorialità oggi.

O meglio: la genitorialità oggi in un paese -come il nostro- 

che poco fa per incentivare l’amore.

Comincia con una riflessione onesta e dettagliata su gli  svariati tipi di famiglie del nostro tempo.

Persone diventate genitori in tarda età,

Genitori naturalisti che tendono all’emarginazione dei propri figli 

costringendoli ad una realtà che differisce davvero troppo da quello che quotidianamente si trovano ad imparare da i loro coetanei;

Genitori benestanti che con il potere economico dimenticano quanto in realtà sia potente l’unione familiare.

Infine, genitori come i protagonisti: borderline in tutto:

Non abbastanza nevrotici da essere definiti pazzi,

Con lavori normali per riuscire a tirare dritto,

Ed ambizioni di normalità che – parliamoci chiaro-

caratterizzano la maggior parte di noi, genitori di questo millennio.

Ancorati ad un idea passata di famiglia e troppo poco rassegnati a quella del futuro.

Questo film mi ha tenuta per 90 minuti incollata allo schermo.

Perchè? 

Perché ho cercato una soluzione anche io immedesimandomi in Sara e Nicola.

Perché ho avuto paura insieme a loro.

Perché ho sentito la loro stessa terra tremare sotto i miei piedi.

Il matrimonio, ti cambia.

Il primo figlio, ti plasma.

E quando credi di aver superato la sfida,

di aver vinto la battaglia, 

di essere riuscito radunando tutte le tue forze a rispecchiare perfettamente il modello genitoriale nel quale avevi da tempo deciso di impersonificarti ecco che il secondo figlio arriva bussando alla tua porta per sconvolgere tutti gli assetti conquistati fino a quell’istante.

E accade, accade a tutti.

Del resto, l’amore ti cambia, è evoluzione.

È un continuo giro su se stessi per trovare l’angolazione migliore e finalmente fermarsi, anche solo per un po.

Come ci si ferma? 

Accogliendo e accogliendosi.

Ecco appunto come in sostanza si evince nel film: RIMANENDO.

Vi faccio una confessione:

l’altro giorno, alla fine di un’estenuante giornata passata tra le mura domestiche, cercando di riordinare una casa che non sarà mai più in ordine come un tempo, cercando di ignorare le urla insistenti ed ingiustificate di nostra figlia grande

e soccombendo al carattere irreprensibile di nostra figlia minore, ho avvertito per qualche istante l’irrefrenabile desiderio di scappare via.

Proprio come simbolicamente sembra facciano Sara e Nicola ogni qualvolta la situazione sta loro sfuggendo dalle mani.

Fuggire, non più solo dal mio ruolo di genitore quanto e sopratutto da quello di moglie, 

compagna, 

donna di vita.

Poi provvidenzialmente 

Mi sono ricordata di tutte le volte che mi era stato insinuato nella testa quello stupido discorso della frustrante vita della madre che sceglie di accudire i propri figli.

E dell’invidia che avrei cominciato a nutrire per forza di cose 

nei confronti di mio marito, vedendolo ogni mattina aprire la porta per andare a lavorare.

Ho pensato a quanto quelle parole mi avessero sempre indispettita.

Perché avevo dalla mia il desiderio di costruire.

Ho guardato le mie figlie ed il loro papa sorridere insieme e mi è stato tutto più chiaro.

Siamo il prodotto delle nostre scelte.

Di tutti i nostri si e di tutti i nostri no urlati con passione.

Siamo il giorno in cui abbiamo scelto di mettere al mondo i nostri figli

E l’istante preciso in cui le loro vite si sono unite indissolubilmente alle nostre.

Siamo case in disordine e vite a soqquadro.

Ma siamo noi, profondamente noi solo quando decidiamo di fare una cosa:

Rimanere e costruire.

Perché nessuno, davvero nessuno ci potrà venire a dire che sia facile ma sono certa che se gli chiedessimo come fare, ci risponderebbe:

INSIEME.

Invito tutti voi che mi seguite il 23 Gennaio, nelle sale cinematografiche a vedere questo film perché è un profondo viaggio dentro se stessi e tra tutte le decisioni che nel bene e nel male da genitori prendiamo nei confronti dei nostri figli e…

…nei nostri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *